Schemi mimetici della Luftwaffe

di Alessandro Orseniga
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Una guida illustrata agli schemi mimetici della Luftwaffe dal 1935 al 1945

C’è un solo ambito nel quale le eccezioni superano i casi ordinari: gli schemi mimetici della Luftwaffe. In questo articolo si cercherà di fare un po’ di chiarezza, analizzando i vari camuffamenti applicati ai velivoli nei vari teatri operativi della Seconda Guerra mondiale.

L’aeronautica militare tedesca, o Luftwaffe, fondata nel 1935, ha adottato una vasta gamma di livree differenti per i propri velivoli. Iniziando dalla verniciature monocromatiche dei primi mesi, già nel 1936 comparve un primo schema effettivamente mimetico. Inizialmente applicato ad ogni tipo di aereo, presto si iniziò a differenziare colori e motivi in base al ruolo del velivolo e al suo luogo di impiego.

Con l’inizio della guerra e la successiva apertura di più fronti, questa differenziazione aumento esponenzialmente dando origine a numerosissime varianti anche del medesimo schema mimetico. Osservando le fotografie d’epoca, non si può non notare infatti un’apparente casualità nell’applicazione del camuffamento degli aerei. Ciononostante, questa apparente casualità era in realtà descritta da una precisa documentazione diffusa dal ministero dell’aeronautica militare (RLM o Reichsluftfahrtministerium).

Perchè dunque pare non trovare mai due velivoli mimetizzati allo stesso modo? Cerchiamo di rispondere a questo interrogativo.

L’applicazione degli schemi mimetici

Impianto di produzione Erla di Messerschmitt Bf 109 G-6 presso Ratisbona.

Linea d’assemblaggio di Messerschmitt Bf 109 G-6 della ditta Erla, presso Ratisbona. Tardo 1944.

La livrea presente su ogni velivolo della Luftwaffe è il risultato di almeno due fasi principali di verniciatura. La prima, effettuata in fabbrica, consiste nell’applicazione di un primer, vari strati di vernice protettiva, il camuffamento, le insegne nazionali, il numero di matricola e i codici Stammkennzeichen. In questa fase, la verniciatura era assolutamente standardizzata e tendenzialmente omogenea anche fra diversi impianti di produzione. L’applicazione degli schemi mimetici era infatti regolata da documenti scritti e dotati di illustrazioni, che limitavano molto (anzi, vietavano) la possibilità di variare la livrea dei velivoli.

La decentralizzazione della produzione aeronautica
Donna revisiona timoni Bf 109

Due lavoratrici, addette alla produzione di timoni per Messerschmitt Bf 109 K. Come si nota, i singoli pezzi sono pre-verniciati ancor prima di essere abbinati alle rispettive fusoliere.

Tuttavia, è necessario notare come, negli ultimi tre anni di guerra, questa standardizzazione sia andata scemando a causa della decentralizzazione della produzione bellica. I vari componenti venivano infatti prodotti e verniciati singolarmente in varie fabbriche minori dislocate anche a chilometri di distanza. Le varie parti giungevano quindi già verniciate (e munite di camuffamento) ad un singolo stabilimento destinato al loro assemblaggio.

Timone Bf 109 G-10

Un dettaglio della coda di un Messerschmitt Bf 109 G o K, W.Nr. 431300. Si nota bene come il timone e il resto della fusoliera appaiano accoppiati erroneamente.

A causa di questo sistema produttivo, molti aerei erano composti da parti verniciate secondo schemi mimetici differenti. Non è infatti raro trovare fotografie di Me bf 109 K o Fw 190 D apparentemente “assemblati male”, proprio a causa delle molteplici verniciature presenti sul medesimo velivolo.

Ad eccezione quindi dei casi in cui componenti verniciate differentemente venivano assemblate sullo stesso aereo, in questa fase la variabilità delle livree era piuttosto contenuta.

Verniciatura presso gli aeroporti operativi

La seconda verniciatura a cui tutti gli aerei erano sottoposti avveniva direttamente presso gli aeroporti dei reparti operativi. Questa, teoricamente, avrebbe dovuto comprendere la rimozione degli Stammkennzeichen, l’applicazione del numero identificativo e dei Verbandskennzeichen (ad eccezione di caccia e aerei da attacco al suolo) e l’eventuale aggiunta di simboli identificativi del reparto. Nella pratica però, accadeva non di rado che anche la mimetica stessa fosse alterata.

Spesso venivano aggiunti motivi maculati o sinusoidali alle porzioni del velivolo lasciate prive di colori mimetici (quelle in RLM 65 o RLM 76). Gli elementi aggiuntivi potevano essere dei colori utilizzati sul resto della livrea, o addirittura di colorazioni differenti. Riguardo a questi fattori, ogni reparto possedeva le proprie abitudini. È facile intuire come, così facendo, si desse origine a combinazioni praticamente infinite di schemi mimetici.

Un altro ambito nel quale le livree dei velivoli potevano essere drasticamente modificate era la conversione da verniciatura diurna a notturna o da estiva ad invernale. Entrambe queste operazioni, sebbene regolamentate da direttive come il L.Dv. 521/1, erano comunque effettuate presso le basi dei reparti e non in fabbrica. Questo fatto, conseguentemente, dava luogo ad interpretazioni non sempre congrue delle indicazioni fornite dall’RLM.

Junkers-Ju-88A-4.KG54-(B3+AM)-Catania-Italy-1943-03

Lo Junkers Ju 88 A-4 B3+AM appartenente al 4./KG 54 presso Catania, Italia, marzo 1943. Questo aereo mostra i chiari segni di una verniciatura aggiuntiva applicata alle superfici inferiori di ali e fusoliera.

10 commenti

Lina 23 Agosto 2021 - 19:19

Sempre interessantissimo! E dettagliato!!

Rispondi
Alessandro Orseniga 23 Agosto 2021 - 19:27

Grazie mille cara Lina, mi fa piacere che l’articolo ti sia piaciuto!

Rispondi
giorgio 31 Dicembre 2021 - 14:17

gran lavoro, grazie!

Rispondi
Alessandro Orseniga 31 Dicembre 2021 - 18:46

Grazie a lei!

Rispondi
Edoardo 12 Maggio 2022 - 19:35

Ciao anche io sono un modesto modellista e sono molto interessato al tuo articolo. Vorrei chiederti se di hai una copia cartacea o in pdf dell’articolo per poterlo leggere senza cecarmi davanti allo schermo del computer.

Rispondi
Alessandro Orseniga 12 Maggio 2022 - 22:38

Caro Edoardo,
Mi fa piacere che tu sia interessato all’articolo. Purtroppo non ho un file in PDF, poichè gli articoli sono realizzati e pubblicati direttamente online. Ti consiglio eventualmente di salvare la pagina web e di stamparla se sei più comodo a leggere su carta.

Saluti

Alessandro Orseniga

Rispondi
Emanuele 16 Luglio 2022 - 20:41

Ciao Alessandro,
mi permetto di disturbarti per un dubbio. Sto progettando la colorazione di un Mistel S1, in particolare del prototipo “Beethoven” che combinava uno Ju 88A-4 e un Bf 109F-4 (CI+MX). Sul primo credo di andare a botta sicura con lo schema mimetico geometrico “classico”: 70, 71 e 65 in pancia. Sul secondo invece ho qualche dubbio, ma sarei orientato su 02, 74, 75 e 76, con uno schema camo geometrico sulla striscia alta della fusoliera con 74 e 75, il 76 sulla “pancia” e il classico dot sfumato con 02 e 75 a unire le due parti sui lati della fusoliera. Oltre che su questa seconda colorazione e rispettivo schema, il dubbio riguarda anche ogiva ed eliche e qui brancolo nel buio. Da alcune immagini che ho preso come reference (tratte da “Luftwaffe Mistel composite bomber units” di Forsyth – Osprey), il colore risulta molto più scuro di quelli utilizzati per la colorazione di ali e fusoliera; non mi azzardo a dire che sembra nero… ma sembra nero. Hai qualche dato a riguardo? Ti ringrazio anticipatamente.

Rispondi
Alessandro Orseniga 19 Luglio 2022 - 00:12

Caro Emanuele,
Non mi disturbi affatto, anzi, mi fa piacere ricevere dei commenti educati e ben scritti come il tuo. Ti chiedo inoltre scusa per il tempo impiegato nel risponderti.
Per quanto riguarda le colorazioni del Mistel S1 di cui parli, direi che hai ipotizzato più che bene! Osservando le fotografie dell’apparecchio in questione sono d’accordo con te sull’ipotesi di uno schema in RLM 70/71/65 per lo Junkers Ju 88. Per il Messerschmitt Bf 109 F-4, come hai giustamente notato, anche io opterei per uno schema RLM 74/75/76 (in particolare l’RLM 76 v.1 (1941), ovvero la sfumatura più azzurra). Riguardo al “motivo” a chiazze sfumate sulla fusoliera, questo dovrebbe comprendere anche l’RLM 74 oltre al 75 e allo 02 secondo lo schema standard. Questo fatto si può anche notare dalla presenza di almeno tre tonalità di chiazze differenti che si nota osservando le fotografie del velivolo.
Passando alle eliche: le pale di entrambi gli aerei erano verniciate in RLM 70, come è testimoniato dai L.Dv.521/1 del 1939 e del 1941. Per le ogive, invece, è necessario fare un discorso differente. Come hai notato dalle fotografie, entrambi i velivoli presentano tonalità piuttosto scure, quasi nere. Purtroppo però conosciamo con relativa esattezza il colore dell’ogiva del solo Bf 109: in base al documento di fabbrica 8-109.116 infatti, l’ogiva sarebbe dovuta essere verniciata in RLM 70.
Bisogna tenere presente che l’ogiva dei caccia monomotore è forse uno degli elementi maggiormente soggetti a “personalizzazioni” attribuite ai reparti operativi, tuttavia (fortunatamente per noi) in questo caso non appare nessun segno di tali alterazioni.
A questo punto, confrontando la tonalità dell’ogiva del Bf 109F-4 con quella dei rispettivi componenti dello Ju 88A-4, possiamo notare come nel secondo caso questa appaia leggermente più scura. Questo. almeno dal mio punto di vista, mi porterebbe a dire che nel caso del Bf 109 il colore dell’ogiva è l’RLM 70, nel caso dello Ju 88 è l’RLM 22, cioè nero.
Inserisco qui sotto un’immagine per evidenziare meglio questo particolare.
Spero di poterti essere stato d’aiuto! Se volessi farmi sapere il tuo parere, o se avessi altri dubbi, scrivi pure liberamente.
Grazie ancora per aver scritto.

Cordiali saluti,

Alessandro Orseniga
Colorazione delle ogive delle eliche del Mistel S1

Rispondi
Emanuele 19 Luglio 2022 - 19:29

Grazie mille a te per la risposta super dettagliata! Tutto estremamente chiaro. Altro dettaglio che ho dimenticato nel commento precedente: abitacolo 66 e parti interne 02, ti sembra corretto?

Rispondi
Alessandro Orseniga 22 Luglio 2022 - 11:01

Caro Emanuele,
Di niente, mi fa solo piacere! Comunque per abitacolo e parti interne è corretto ciò che dici: RLM 66 e 02 rispettivamente.

Cordiali Saluti

Alessandro Orseniga

Rispondi

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