Verniciando Verde 9: Ta 152 H-1 W.Nr. 150168

Analisi della livrea originale del Ta 152 più famoso del JG 301

di Alessandro Orseniga
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Verniciando verde 9 Ta 152 H-1 W.Nr. 150168

Un caso ancora aperto: la cappottatura del motore

Osservando le fotografie di “Verde 9”, uno degli elementi che balza subito all’occhio non può che essere l’insolita verniciatura della cappottatura del motore. Ad un primo sguardo, sembrerebbe addirittura “sbagliata”. In ogni caso, se anche il giudizio non fosse così drastico, quantomeno si potrebbe dire che il colore del cofano appaia piuttosto in contrasto con il resto della fusoliera. Questo (più di ogni altro) è stato un elemento che ha causato all’autore non pochi grattacapi. Prima di addentrarci nelle sottigliezze di questa parte però, cerchiamo di capire il perché di questo aspetto singolare.

Ta 152 Verde 9

Questa fotografia mostra la netta distinzione fra il colore piatto e uniforme della cappottatura del motore e lo schema irregolare e sfumato della fusoliera.

La causa, come già menzionato in altri articoli, è da attribuire al piano di produzione bellica decentralizzata adottato dall’industria tedesca nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale. Essenzialmente, invece che fabbricare gli apparecchi interamente presso grossi stabilimenti, si tentava di produrre le singole parti in diverse fabbriche minori, possibilmente distribuite in un’ampia area territoriale. Così facendo, il sistema produttivo risultava meno vulnerabile ai bombardamenti alleati e, inoltre, si rendeva più difficile la scoperta dei suoi centri nevralgici da parte dei velivoli da ricognizione.

Il cofano di Verde 9

Quindi, tornando al nostro aereo, sicuramente il blocco motore (compresa elica e ogiva) con la sua cappottatura, vennero costruiti in uno stabilimento diverso da quello (o quelli) di provenienza del resto dell’aeromobile. Data la presenza della medesima caratteristica sia su W.Nr. 150167 che su W.Nr. 150168 (“Verde 9”), è assai probabile che entrambi i blocchi motore provenissero dallo stesso produttore. Se così fosse, il produttore in questione sarebbe la ditta Vereinigte Flug-motorenwerk GmbH di Lipsia-Tachau, come indicato dalla targhetta identificativa apposta al già citato Jumo 213 E del Champlin Fighter Museum.

confronto fra il Ta 152 W.Nr. 150167 e W.Nr.150168

Questi scatti permettono di fare un confronto fra W.Nr. 150167 e W.Nr.150168. Ciò che balza subito all’occhio è la somiglianza degli schemi mimetici ad essi applicati, sempre considerando che, mentre il primo non ha mai effettuato alcun volo di guerra, il secondo ha avuto una breve, ma comunque significativa vita operativa. In entrambi i velivoli si può notare la medesima colorazione della cappottatura del motore

Sfortunatamente, l’autore non è stato ancora in grado di ricavare ulteriori informazioni riguardanti questa ditta. Anzi, qualora i lettori conoscessero ulteriori dettagli, li invito gentilmente a contattarmi lasciando un commento per poter arricchire l’articolo. Vi ringrazio in anticipo per l’aiuto.

Un colore misterioso…

Indipendentemente dal luogo di produzione, la differente colorazione riscontrata su queste parti è visibilmente apprezzabile. La questione si fa più intrigante qualora si confronti il cofano con una qualunque altra parte del velivolo. Questo discorso vale per entrambe le macchine dotate di questa insolita cappottatura.

Cowling samples Ta 152 H-1 Green 9Infatti, nei precedenti paragrafi, abbiamo appurato che i colori applicati sulle superfici superiori fossero l’RLM 81 v.2 e l’RLM 82. Ebbene, pare che nessuna di queste due colorazioni combaci con quella presente sul cofano. Anzi, in base all’esposizione luminosa del soggetto e alla fotografia stessa, sembra che in alcuni casi questo sia più chiaro sia dell’una che dell’altra. A volte pare più chiaro dell’RLM 81 e quasi identico all’82. In un caso, come se non bastasse, sembra più scuro di entrambi. Sostanzialmente, pare che le fonti giunte sino a noi abbiano fatto di tutto per risultare in disaccordo l’una con l’altra.

Per questa ragione, ho ritenuto opportuno fare una piccola digressione riguardo alla resa effettiva dei colori nelle foto in bianco e nero.

Pellicole ortocromatiche e pancromatiche

Differenze fra pellicola ortocromatica e pancromatica nella fotografiaLe tipologie di pellicole allora utilizzate si suddividevano in due categorie: ortocromatiche e pancromatiche. Le prime, realizzate con alogenuro d’argento, risultavano notevolmente sensibili allo spettro del blu e del verde, risultando poco efficaci nella resa dei rossi. Conseguentemente, più un colore è rosso, più questo apparirà tendente al nero qualora fotografato con una pellicola ortocromatica.

Le pellicole pancromatiche, al contrario, come il nome suggerisce, sono sensibili all’intero spettro visibile, evidenziando addirittura un picco di assorbimento in corrispondenza del rosso. Di conseguenza, un oggetto fotografato con una pellicola pancromatica apparirà più bilanciato e verosimile dal punto di vista cromatico. Chiarita questa differenza ci si potrebbe chiedere quale utilità possiamo trarne nell’identificare il nostro colore… Ed ecco la vostra risposta.

Spettro del visibile e confronto degli assorbimenti
Confronto dell'assorbimento delle pellicole pancromatiche e ortocromatiche

Confrontando lo spettro di assorbimento dei due tipi di pellicole, si può notare come la sensibilità al verde e al blu di quelle ortocromatiche sia superiore. Tuttavia queste risultano quasi insensibili ai rossi.

Osservando il grafico, si osserva una maggiore sensibilità ai toni del verde nel caso delle pellicole ortocromatiche. Questo implica anche una maggiore suscettibilità alla sovraesposizione di questi colori. Ovvero, a parità di tempo di esposizione, un verde catturato da una pellicola ortocromatica apparirà più chiaro del medesimo verde osservato su una pancromatica.

Al contrario, il rosso di una fotografia scattata su pellicola ortocromatica apparirà praticamente nero, mentre sarà notevolmente più chiaro qualora osservato su pellicola pancromatica.

A questo punto ci sono tutti gli elementi per identificare se non il colore esatto, almeno la natura della verniciatura del cofano di “Verde 9”. Nello specifico, se tenda più al verde, oppure più al marrone.

Analisi fotografica in base allo spettro di assorbimento

Confronto fra fin flash ortocromatica e pancromaticaPer procedere con l’analisi delle fotografie note di “Verde 9”, è stato necessario trovare dei particolari di colorazione nota per poter stabilire se ciascuna foto fosse stata scattata su pellicola ortocromatica o pancromatica. Fortunatamente, la “fin flash” della RAF applicata a Farnborough è stata più che provvidenziale.  Le immagini sottostanti ne illustrano la resa su pellicola ortocromatica e pancromatica. Oltre ad essa, anche gli anelli gialli dei RAF roundels presenti su altri velivoli in secondo piano sono stati di grande aiuto. I gialli infatti, in caso di pellicole ortocromatiche, appaiono quasi neri.

Una volta suddivise le fotografie in base alla pellicola è stato possibile confrontare i campioni di colore prelevati da ognuna di esse in corrispondenza del cofano.

Alcune precisazioni

Coloro che sono più addentro al mondo della fotografia avranno probabilmente già iniziato a mangiarsi le mani visti passaggi appena descritti… Ed effettivamente non potrei che dar loro ragione. Tuttavia, per dar loro una risposta, non è meglio cercare di arrivare a delle conclusioni partendo dalle fonti disponibili piuttosto che non provarci affatto?

Le lecite perplessità che potrebbero sorgere nella fase della campionatura riguardano parametri della fotografia che non possono essere dedotti con precisione dalla stessa, ma che influenzano comunque la resa dei colori.

Nello specifico, si tratta del tempo di esposizione, dell’apertura del diaframma della macchina e della sensibilità della pellicola. L’unico di questi fattori che può essere stimato con maggiore accuratezza è l’apertura, che pare essere piuttosto bassa in tutte le fotografie prese in esame, data la notevole profondità di campo presente.

Dunque ci tengo a precisare che l’analisi effettuata è qualitativa più che quantitativa, sebbene, come leggerete, i risultati ottenuti sembrano in accordo quan quanto affermato su The Aeroplane Spotter.

Risultati

Osservando la media delle campionature effettuate su pellicole ortocromatiche, si nota come questa sia più chiara della corrispettiva pancromatica. Ciò induce a pensare che il colore del cofano sia effettivamente un verde! Se si fosse trattato di un marrone (tendente quindi al rosso) ci si sarebbe aspettati il risultato opposto.

Questo risultato è in accordo con le “shades of green” descritte nel già citato articolo di The Aeroplane Spotter.

Un’ulteriore conferma

Per maggiore chiarezza  è possibile fare ancora una volta affidamento alla pannellatura del radiatore di W.Nr. 150167. Infatti, il colore riscontrato su questo pezzo dovrebbe proprio essere quello cercato. Sfortunatamente, non è possibile fare affermazioni troppo certe riguardo ad esso. È infatti difficile stabilire quanto il tempo, gli agenti atmosferici, la luce e gli sbalzi di temperatura abbiano alterato la vernice.

Ciononostante, effettuando diverse campionature su fotografie a colori dello Jumo 213 (in tre punti per ciascuna in base all’esposizione luminosa), quello che si riscontra è una generale tendenza ad un grigio-verde piuttosto scuro. Tonalità tendenti al marrone sono del tutto assenti.

Un colore ancora sconosciuto

A questo punto, ciò a cui ci si può limitare sono delle prudenti ipotesi verosimili. Osservando il colore in tutte le fotografie disponibili e tenendo conto delle analisi fatte, l’unica conclusione a qui l’autore sia arrivato è che si potrebbe trattare di un verde molto scuro.

Il colore del cofano del Ta 152 H-1 W.nr.150168

Questo diagramma riassume i risultati ottenuti.

Provando ad azzardare una possibile codifica di questa colorazione, si potrebbe trattare di una variante di RLM 82. È nota infatti l’esistenza di versioni leggermente diverse di questo colore: similmente a ciò che accadde con l’RLM 81, anche in questo caso i pigmenti utilizzati per la sua sintesi potevano variare leggermente. Tuttavia, è attualmente ignoto il numero di queste varianti, nonché la loro resa cromatica. Quindi, per ora, il cofano di “Verde 9” rimarrà verniciato di un non meglio identificato verde scuro, ma l’autore confida che, con un po’ di ricerca in più, sarà possibile arrivare a conclusioni maggiormente soddisfacenti. Ovviamente, anche in questo caso, i lettori sono invitati ad esprimere la loro opinione!

7 commenti

Alessandro S. 30 Aprile 2022 - 15:25

Complimenti, veramente una bellissima rappresentazione del 152 H.
Evidentemente la sua “mano felice” é tale nel produrre modelli, quadri tridimensionali mi piace chiamarli :-) sia nel comporre testi interessanti come la ricerca sui colori usati negli ultimi mesi di guerra.
L’ho appena letta, di corsa e mi é sembrata molto valida.

kudos to u, come sia usava dire tra noi coatti del web quando giocavamo videogames online ^^

Rispondi
Alessandro Orseniga 30 Aprile 2022 - 19:42

Gentile Alessandro S.,
È un piacere sentirla di nuovo! Sono davvero lusingato per i suoi commenti, e la ringrazio molto! Mi fa sempre piacere che un appassionato apprezzi i miei articoli ed è bello per me poter ricevere le opinioni di altri modellisti, anche per capire se il mio lavoro possa essere utile per qualcuno e come renderlo migliore e più fruibile. Grazie per aver scritto, si senta libero di farlo quando vuole!
Cordiali Saluti.

Alessandro Orseniga

Rispondi
Alessandro S. 1 Maggio 2022 - 17:39

Buon giorno
Ho riletto (con altrettanto piacere della prima volta) la dissertazione sui ” various shades of green” e mi permetto di aggiungere una cosa devo aver visto da qualche parte.

Perché quelle buone lane dell’ Reich Luft Ministerium hanno cominciato a far verniciare i caccia (diurni) di verde quando alla Luftwaffe ed, aggiungerei anche a noi modellisti, andava e va benissimo la combo RLM 74/75/76 ?
In fondo un aereo deve (diciamo doveva) essere minimamente visibile nel suo elemento: in aria, in volo, in quota.
E quello lo svolgeva egregiamente la mimetizzazione fin’ allora utilizzata.
Il fatto é che quel posto là (in aria, in volo, in quota) dalla metà del “44 in poi era pieno di P-51, P47, Tempest e Griffon-Spits. Insomma, era diventato un postaccio !! ^^
A questo si aggiunga che c’era sempre meno benzina, fatto si é che gli aerei volavano sempre meno.
Non solo.
Gli aeroporti erano diventati dei luoghi malfamati dove i suddetti frequentatori erano usi scaricare quantità inimmaginabili di colpi da .50, 20mm, razzi, bombe di ogni tipo, forse anche sacchi del pattume e rifiuti pericolosi ^^.
Da qui il fatto che gli aerei restavano molto più tempo a terra dispersi sotto gli alberi e la necessità era di mimetizzarsi più come fossero panzer che velivoli.

Insomma, se adesso noi siamo qui a preoccuparci delle tonalità di verde invece di vivere nella comfort zone 74/75/76 anche questo dicevo… é colpa degli Americani !! ^^
Che sono speciali in quello: vedi quello che hanno combinato con l’ Olive drab. ^^

Saluti amichevoli.
AS.

Rispondi
Alessandro Orseniga 12 Maggio 2022 - 22:52

Gentile Alessandro S.,
Mi fa piacere che anche rileggendo più attentamente il mio articolo questo continui ad essere di suo gradimento! Quello che dice è giustissimo e la ringrazio per il suo commento! Come ha scritto, le colorazioni introdotte verso la fine del conflitto (RLM 81 v.1, RLM 81 v.2, RLM 81 v.3, RLM 82) avevano lo scopo di adattare i velivoli alla strategia bellica adottata dalla Luftwaffe più marcatamente difensiva che offensiva. Si pensa infatti che l’intento principale di queste colorazioni fosse proprio mimetizzare i velivoli sui campi di volo piuttosto che in aria.
Grazie per aver scritto, lo faccia quando vuole, è sempre apprezzato!

Cordiali Saluti
Alessandro Orseniga

Rispondi
charles e smith 2 Maggio 2022 - 01:31

Check this site out for some different view of ‘green 9’. Note the pattern on the left wing.

Rispondi
Alessandro Orseniga 12 Maggio 2022 - 14:58

Dear Charles,
Thank you for your contribution!

Rispondi
charles e smith 2 Maggio 2022 - 01:32 Rispondi

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